1860 timeline

LA BATTAGLIA DI CASTELFIDARDO

Italia-1859

In principio l’Italia
era divisa

L’Italia dal Congresso di Vienna al 1859

L’Italia dopo la battaglia
di Castelfidardo

Italia 1860 - DOPO

In cammino con la storia

ll 18 settembre 1860 in una vasta area compresa tra i comuni di Castelfidardo, Loreto, Osimo, Recanati, Porto Recanati, Numana, Sirolo, Camerano ed Ancona, si cornbatté la celebre battaglia di Castelfdardo, che con la vittoria dell’esercito Sardo su quello Pontificio, rappresenta una delle tappe determinanti per l’unità nazionale.
Nel celebrare il suo 150° anniversario, il Comitato Nazionale appositamente costituito a Castelfidardo, tra le numerose attività che si sono sviluppate durante tutto l’anno 2010 con il coinvolgimento della popolazione, scuole, studiosi, associazioni, università, enti pubblici e privati, ha voluto continuare il percorso editoriale di divulgazione sui temi del Risorgimento e della battaglia di Castefidardo intrapreso dai Comitati istituiti nel 1910 e nel 1960 per il 50° e 100° anniversario.
La concomitanza celebrativa del 150°anniversario della costituzione del quotidiano “Corriere Adriatico” ha dato l’opportunità di unire risorse umane ed economiche per realizzare questa pubblicazione cui è stata assicurata una divulgazione a carattere regionale. La sua struttura editoriale è stata concepita per injbrmare il lettore appassionato di storia come pure la popolazione scolastica marchigiana che desidera cimentarsi con l’approfondimento della storia risorgimentale nel proprio territorio e se possibile, rimediare alla scarsa documentazione nei libri di testo inerenti all’argomento.
Siamo consapevoli che l’unità d’Italia ha comportato difficoltà, incomprensioni ed a volte decisioni che non tutti gli italiani condivisero, ma necessarie per avere un solo popolo in una sola nazione dalla Sicilia alle Alpi. Oggi pio che mai le ragioni che spinsero uomini e donne dell’800 ad impegnare la loro vita per un ideale superiore ci devono far riflettere sulla libertà conquistata, che può essere messa ancora in discussione e per la quale dobbiamo essere sempre vigili per garantirla a chi verrà dopo di noi.
Negli ultimi cinquant’anni, nonostante le sempre presenti difficoltà, abbiamo tenuto vivo il ricordo della battaglia di Castelfidardo, con la manutenzione dei monumenti e la realizzazione di un museo, la conservazione dell’area della battaglia, ricerche storiche e convegni, senza mai dimenticare il coinvolgimento delle scuole, fermamente convinti che le future generazioni sapranno continuare il nostro cammino.

MIRCO SOPRANI
Sindaco di Castelfidardo

EUGENIO PAOLONI
Presidente Fondazione Ferretti

GILBERTO PICCININI
Presidente Deputazione
di Storia Patria delle Marche

GLI ESERCITI

Il piccolo ESERCITO PONTIFICIO,
impegnato nella Campagna dell’ Umbria
e delle Marche, contava circa 23.000 uomini,
capeggiati dal Generale de La Moricière.
La Moricière
Pimodan
Il generale aveva suddiviso la sua piccola
armata in tre brigate mobili:

Brigata del de Gen. Pimodan. Postazione: Terni

Brigata del Gen. Schmid. Postazione: Foligno

Riserva: brigata del Col. Cropt. Postazione: Spoleto

Brigata del Gen. Courten. Postazione: Macerata

Le forze militari vennero anche sostenute dal servizio segreto pontificio

GLI SPOSTAMENTI

SPOSTAMENTI-1

Nella giornata del 15 settembre la brigata Cropt e Schmid, dall’entroterra umbro-marchigiano,
marciano verso Macerata.

Il Gen. de Pimodan, con pochi uomini di scorta, lascia Tolentino e la sera del 15 si trova a Macerata,
dove De La Moricière tiene il Consiglio di Guerra (disposizioni del Comandante in capo Gen. De La Moricière)

– il giorno 16 proseguire con la brigata Cropt verso Loreto.
– la brigata De Pimodan prosegue per la stessa strada.
– il giorno 17 la brigata Cropt e de Pimodan riunite a Loreto, proseguono verso Ancona.
– condurre il Tesoro dell’Armata sino a Porto Recanati per imbarcarlo alla volta di Ancona.
– la brigata de Courten, in Ancona, difende la città e si muove incontro alle brigate in arrivo.

Il tesoro dell’Armata pontificia

Il Gen. de La Moricière e la Brigata Cropt si affrettano verso Porto Recanati allo scopo di imbarcare il Tesoro di Guerra dell’Armata per approvvigionare la piazza di Ancona e porre al sicuro i bagagli di maggior importanza in attesa dei soccorsi austriaci.

Il Tesoro di Guerra (250.000 franchi) viene imbarcato in fretta su di un piroscafo con bandiera pontificia chiamato “San Paolo”, che arriverà in Ancona, all’alba del 17, portando la notizia dell’arrivo delle truppe.

In mezzo ad una certa confusione viene inviato anche il denaro necessario per i bisogni quotidiani dell’esercito in campagna.

Questo errore provocò difficoltà nei giorni seguenti per approvvigionare le truppe.

truppe Pontifice
Generale Manfredo Fanti

Nei primi di settembre del 1860 si raccoglieva sui confini settentrionali delle province rimaste allo Stato Pontificio, l’Armata di operazione dell’ Umbria e delle Marche, comandata dal Generale Fanti, ministro della guerra.

l’Armata era così composta:

IV° Corpo d’Armata del Gen. Cialdini
si dirigeva verso le Marche lungo la costiera Adriatica;
(4°, 7° e la 13° Divisione; Brigata Artiglieria di Riserva; il Corpo di Riserva)

V° Corpo d’Armata del Gen. Della Rocca
avanzava dalla Val Tiberina, per poi raggiungere l’Umbria.

Dall’Ammiraglio Persano
della squadra navale Piemontese

Al fianco dell’esercito regolare si aggiungono
giovani soldati volontari.
In totale questi 32.000 uomini diedero vita all’esercito della Lega dell’Italia Centrale.

Il Generale Enrico Cialdini
Generale Morozzo Della Rocca
Vice ammiraglio Persano

Alla vigilia della battaglia

Il Gen. Cialdini si schiera con la 4°, 7° Divisione e le riserve, tra Jesi, Osimo, Castelfidardo fino a Crocette e Montoro Selva, con lo scopo di bloccare ai pontifici la via di Ancona.

truppe Cialdini

17 settembre

Alcuni reparti salgono l’erta del Borgo di Castelfidardo, entrano per la Porta del Sole e arrivano fino al Convento di S. Francesco, dalle cui finestre possono osservare i luoghi dove il giorno seguente avverrà lo scontro armato. Cialdini stabilisce il Quartier Generale nel Convento e chiesa di S. Agostino.

Le poche informazioni che egli ha sull’ esercito avversario gli fanno ritenere che non sarebbe arrivato dalla riva sinistra del Fiume Musone, poichè gli è stato erroneamente riferito, dopo la perlustrazione, che quella zona, fino al mare, è difficilmente guadabile.

truppe Cialdini
truppe piemontesi
Decide quindi di far riposare le truppe, in attesa dei combattimenti nei giorni seguenti, non immaginando che i pontifici, dopo estenuanti ore di marcia, avrebbero potuto sostenere lo scontro l’ indomani e sperando di poter risolvere la situazione politicamente.

A CASTELFIDARDO…
…lo stesso 17 Settembre si costituisce nel municipio una giunta provvisoria di governo, composta da Francesco Tomasini, Pietro Francalancia e Giambattista Sciava che, invita “l’intero paese a concorrere nel dare ogni maggiore dimostrazione di benevolenza a questi eroi impegnati a ridonarci la patria”.

E’ curioso notare, come alcuni giorni prima la precedente amministrazione comunale aveva rivolto invece un appello alla cittadinanza di restare fedele al Santo Padre.

Castelfidardo città

Il piano della battaglia

Loreto

Il Gen. de La Moriciere, ancora appostato a Loreto, si rende conto che non potrà arrivare ad Ancona senza impegnare alcune delle sue truppe in battaglia.

Decide quindi, che la Brigata De Pimodan, il giorno seguente, dovrà sacrificarsi, tenendo impegnato l’esercito piemontese nel versante di Castelfidardo e Osimo, mentre egli si sarebbe diretto con il resto dell’ armata su Ancona, percorrendo l’ unica strada ancora sguarnita dalle truppe avversarie:
quella che da Porto Recanati punta su Ancona attraverso Scossicci Numana, Sirolo, Massignano, Poggio.

18 settembre 1860

ORE 8:30

I pontifici si muovono in tre colonne da Loreto per varcare il Musone :

Colonna di centro (guidata da de La Moriciere) in direzione Ancona

Colonna di sinistra, Attacco
(guidata dal Gen. Pimodan), si dirige verso la zona Castelfidardo, Crocette per impegnare, respingere e trattenere il nemico consentendo al Gen. de La Moricière la manovra verso Ancona e poi raggiungerlo.

Colonna di destra (bagagli e sussistenza) in direzione Ancona

colonna1 Pimodan
Piemontesi Musone

ORE 9:00

La COLONNA D’ATTACCO raggiunge la riva destra del fiume Musone in due scaglioni:

BATTAGLIONE CARABINIERI SVIZZERI, I° BATTAGLIONE CACCIATORI INDIGENI, BATTAGLIONE TIRATORI FRANCO-BELGI (Zuavi), COMPAGNIA IRLANDESE, SEI PEZZI DI ARTIGLIERIA

II° BATTAGLIONE CACCIATORI INDIGENI, II° BATTAGLIONE BERSAGLIERI AUSTRIACI, QUATTRO SQUADRONI DI CAVALLERIA, SEI PEZZI DI ARTIGLIERIA

alla loro sinistra sono appostati i Sardo-Piemontesi, composti da:

QUATTRO COMPAGNIE DEL 26° BATTAGLIONE BERSAGLIERI, UNA COMPAGNIA DEL 12° BATTAGLIONE BERSAGLIERI

ORE 9:20

Un drappello di Bersaglieri Sardo-Piemontesi, su casa Arenici, nella riva destra del fiume Musone, avvistano il nemico.
Aprono il fuoco e danno l’ allarme.

Sono respinti dai Carabinieri Svizzeri, che varcano il fiume.

Dragoni Musone
casa-sotto fiume

ORE 10:00 

I Carabinieri Svizzeri attaccano tre Compagnie del 26° Battaglione dei Bersaglieri.
Si susseguono attacchi e contrattacchi.

Quest’ ultimi, sotto i precisi colpi dell’artiglieria, ripiegano fino alla Santa Casa di Sotto, poi su Cascina Corraini.

ORE 10:50

Combattendo valorosamente, aiutati dalla netta prevalenza numerica, i battaglioni guidati dal Gen. Pimodan, hanno occupato la Santa Casa di Sotto.

A soli 100 metri vi è l’obiettivo dell’ attacco pontificio: la sommità di Colle Montoro Selva.

Nel frattempo arrivano dalle Crocette i rinforzi per l’ esercito Sardo-Piemontese: il I° e il II° Battaglione del 10° Reggimento Fanteria, Brigata Regina.

Alle 11 della mattina del 18 settembre, il primo successo è in mano ai Pontifici.

sconfitta casa di sotto
Gen. Pimodan ferito

ORE 11:00

Richiamato dall’avvio della battaglia, giunge sul posto il Gen. Cialdini che conferma l’ordine di attaccare il nemico con:

il I° e il II° battaglione del x° reggimento fanteria.

Al grido “Viva il Re!” i fanti attaccano il nemico, la cui linea è formata da:
– BATTAGLIONE CARABINIERI SVIZZERI e compagnia irlandese a sinistra de
– I° battaglione cacciatori indigeni al centro
– battaglione tiragliatori franco-belgi (zuavi) a destra.
Ai fanti sardo-piemontesi, si uniscono anche i bersaglieri del 26° battaglione, nel frattempo sono pronti all’attacco:
i fanti del III° e IV° battaglione del X° reggimento fanteri agiunti, ormai, a località Crocette e Campanari. Si susseguono attacchi, contrattacchi, avanzate e arretramenti. Cadono sul campo di battaglia numerosi ufficiali da entrambi gli schieramenti.
Il Gen. de Pimodan viene ferito per due volte, ma resta in campo per poter spronare e guidare i suoi.

ORE 11:15

L’artiglieria dell’esercito sardo-piemontese, corsa in aiuto, si posiziona su Monte San Pellegrino e controlla la vallata.
Colpisce il 1° e il 2° scaglione pontificio, che si ritrovano sotto il preciso tiro dei nuovi cannoni rigati.

Entrano, ora, in battaglia al fianco dell’esercito sardo-piemontese:

il III° e il IV° battaglione del X° reggimento fanteria assieme ai Lancieri di Novara.

piemontesi casa di sopra
sconfitta Papalina

ORE 11:30

L’ esercito pontificio comincia ad arretrare verso il fiume, pur continuando
a combattere valorosamente.
De Pimodan, ferito da un terzo colpo di moschetto presso la Santa Casa di Sopra, viene trasportato verso la Santa Casa di Sotto.
Il triste corteo, a metà strada, incontra de La Moricière, il quale tenta di organizzare le manovre successive: i due generali si scambiano poche parole;
poi, le loro strade si dividono.
De La Moricière decide di proseguire per Ancona con una parte della Colonna di Centro ed ordina di effettuare una conversione sulla sinistra verso Monte Oro Selva a:

– quattro squadroni di artiglieria
– I° batt. reggimento esteri (posto in “linea di riserva” rispetto alle forze impegnate nello scontro)

il contrattacco sardo-piemontese è in pieno svolgimento.

ORE 12:00

Il 1° scaglione della Colonna d’Attacco pontificio è in piena rotta:
solo i Bersaglieri Austriaci riescono a raggiungere Monte Oro, loro obbiettivo principale.
La mischia si accende furiosa tra quest’ultimi ed i Fanti e i Bersaglieri sardo-piemontesi.

L’esercito sardo-piemontese sente in pugno la vittoria ed è inarrestabile:
i pontifici cominciano a ritirarsi.

La Santa Casa di Sotto viene occupata e il Gen. de Pimodan è fatto prigioniero, e morirà in tarda serata a Casino Sciava.
Il Reggimento Esteri della Colonna di Centro pontificia è sbaragliato dai colpi dell’artiglieria sarda e fugge verso il mare, in direzione sud.
La differenza di linguaggi e le animosità tra mercenari stranieri ed indigeni acuiscono gli effetti della rotta.

I Lancieri di Novara inseguono i fuggenti per le rive del Musone e sgominano la parte restante della cavalleria pontificia.

truppe Italiane
fuga del generale La Moriciere

ORE 12:30

Il Gen. de La Moricière abbandona definitivamente il campo di battaglia solo con un centinaio dei suoi.
Costeggiano la riva sinistra del Musone, arrivano alla confluenza dell’Aspio e proseguono per Numana.
Sono sorpresi, durante la fuga, dai Battaglioni del 9° Reggimento Fanteria sardo-piemontese.
Inizia subito un combattimento.
Il Gen. De La Moricière trae profitto dal trambusto e riesce a guadagnare la strada per Sirolo, che lo condurrà ad Ancona.

Il resto della Colonna d’ Attacco del Gen. de Pimodan ripiega in ordine verso Loreto e Porto Recanati, tentando di arrivare ad Ancona via mare.
I reduci riescono, tra l’altro, a salvare sette dei dodici cannoni, coi quali erano partiti.

Alle 14 la battaglia è conclusa.

La vittoria dei sardo-piemontesi a Castelfidardo sarà un passo decisivo per l’ unità d’ Italia.

monumento
Bandiera Italia
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